Ogni settimana ci troviamo a Boves (CN) nella sala tappeti di Via della Quiete per praticare la meditazione seduta.
Lunedì 19 - 20
Mercoledì 19 - 20
Venerdì 19 - 20
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È comprensione.
Quando si parla di meditazione oggi, spesso si pensa a una mera tecnica per rilassarsi, dormire meglio o ridurre lo stress (questi sono solo effetti collaterali alla pratica).
Ma negli insegnamenti originari di Siddharta Gautama, la meditazione non nasce per calmarsi.
Nasce per comprendere.
Comprendere come funziona la mente.
Comprendere come nasce la sofferenza.
Comprendere come interromperla.
È il modo in cui la interpretiamo.
Nel Satipaṭṭhāna Sutta (fondamenti della consapevoleza), uno dei discorsi più famosi e importanti di Siddharta, troviamo un invito molto diretto:
“Fratelli, fate lo sforzo di guardare dentro voi stessi.
Concentrate la vostra attenzione sul vostro pensiero,
osservate come esso nasce,
cresce e muore,
come esso è impermanente
e come i suoi fantasmi non sono reali.”
Qui non c’è religione.
Non c’è fede.
C’è un’istruzione precisa: osserva.
Osserva il pensiero mentre nasce.
Osserva l’emozione mentre cambia.
Osserva la sensazione mentre si trasforma.
La meditazione è questo atto semplice e radicale:
guardare direttamente l’esperienza interiore senza reagire.
Perché, come viene detto nello stesso discorso:
“Scoprirete che nella realtà non vi è sofferenza: la sofferenza è soltanto nel vostro pensiero.”
Questa frase è potente.
Non significa negare il dolore fisico o le difficoltà della vita.
Significa comprendere che la parte più pesante della sofferenza nasce dall’elaborazione mentale:
dalla resistenza, dal giudizio, dall’identificazione.
E questo può essere osservato.
La meditazione non è passività.
Siddharta parla di Retto Sforzo.
Guardare dentro richiede energia.
Richiede volontà.
Non è naturale all’inizio.
La mente tende a distrarsi, a scappare, a costruire storie a reagire.
Nella meditazione è restare senza scappare
E ogni volta che riportiamo l’attenzione a ciò che sta accadendo ora (senza reagire ad esso)
al respiro,
al corpo,
al pensiero che sorge — stiamo interrompendo un automatismo.
E in quell'interruzione nasce la Libertà.
Meditare significa:
Osservare il corpo
Osservare le sensazioni
Osservare le emozioni
Osservare i pensieri
Senza intervenire.
Senza reprimere.
Senza alimentare.
Solo osservare.
Con il tempo diventa chiaro che tutto ciò che appare nella mente è impermanente.
Nasce.
Cambia.
Scompare.
E quando comprendiamo questo non in teoria, ma per esperienza diretta, l’identificazione si allenta.
La mente diventa più stabile.
Più chiara.
Più libera.
La meditazione non è una pratica religiosa.
La meditazione, così come insegnata da Siddharta, è uno strumento di indagine.
Non chiede di credere.
Chiede di verificare.
È un metodo.
Un metodo per osservare i processi mentali e comprendere le cause della sofferenza.
Perché oggi, come allora, la mente umana funziona allo stesso modo.
Continuiamo a reagire automaticamente.
Continuiamo a identificarci con ogni pensiero.
Continuiamo a credere che ciò che accade dentro di noi sia “noi”.
La meditazione rompe questo automatismo.
Non cambia il mondo esterno.
Cambia il modo in cui lo viviamo.
E quando cambia la reazione, cambia l’esperienza.
Nel percorso di Via della Quiete la meditazione non è isolata dall'insegnamento.
Gli insegnamenti originari sono a sostegno della pratica.
Comprendiamo il contesto.
E poi pratichiamo.
Non cerchiamo stati mistici.
Cerchiamo chiarezza.
Pratichiamo Samatha (calma concentrata), Metta (gentilezza amorevole) che portano l'organismo alla Vipassana (La Visione profonda della realtà così com'è).
Con costanza.
Con gradualità.
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La Sala Tappeti è la principale sala di meditazione di Via della Quiete.
È lo spazio dedicato alla meditazione seduta e alla trasmissione degli insegnamenti del Dhamma, secondo un approccio essenziale, laico e rispettoso della tradizione originaria.
All’interno della Sala Tappeti si praticano Anapana, Vipassana e Metta Bhavana, tre pratiche meditative fondamentali trasmesse 2600 anni fa da Gautama Siddharta, orientate allo sviluppo della consapevolezza, della comprensione profonda e della gentilezza amorevole. Le sessioni sono rivolte a praticanti laici e non che desiderano approfondire il rapporto con il respiro, la mente e l’esperienza diretta degli insegnamenti.
La sala prende il nome dal pavimento completamente ricoperto di tappeti, una scelta che favorisce la stabilità della postura seduta e contribuisce a creare un ambiente caldo, silenzioso e raccolto. L’architettura è caratterizzata da una doppia volta a crociera, con linee curve e armoniose che accompagnano naturalmente il raccoglimento interiore e riducono le distrazioni visive.
Durante le sedute di meditazione nei mesi autunnali e invernali, viene acceso un camino, il cui calore sostiene il corpo nella quiete e contribuisce a creare un’atmosfera semplice e contemplativa, senza elementi superflui.
La Sala Tappeti è concepita come un luogo di meditazione consapevole, studio e ascolto, dove il silenzio, la postura e l’attenzione diventano strumenti diretti di comprensione. Uno spazio pensato per chi desidera praticare la meditazione in modo autentico, approfondendo il Dhamma attraverso l’esperienza personale.
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